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“Insieme per caso” è il gruppo dei ragazzi ospiti della Struttura Residenziale Terapeutico Riabilitativa Villa Maddalena con sede a Castel Madama.
Gianluca, Giorgio, Fabrizio, Giampiero, Eligio, Jagath, Luca, Giuliano, Massimo, Florindo Pierluigi, Marco, Fabio, Michele; 14 giovani affetti da problemi di salute mentale, che durante il soggiorno a Villa Maddalena, sono riusciti a trovare momenti di condivisione e di crescita emotiva ed esperienziale.
Gli ospiti di Colle Cesarano, la prossima settimana, avranno l’occasione di incontrare questi ragazzi, assistendo alla loro rappresentazione teatrale “SOGNIAMO. Giorno e notte.” che andrà in scena venerdì 25 maggio ore 17.30 teatro comunale Castel Madama con la collaborazione della compagnia teatrale “Quelli che… continuano” e il coordinamento della dottoressa Tiziana Fidani.
Uno spettacolo che approfondisce il tema del sogno inteso come esperienza notturna, ma anche come desiderio passato e futuro, ad ingresso gratuito e aperto a tutti.
Per i nostri pazienti sarà un importante momento di condivisione perché avranno l’occasione di confrontarsi con persone che hanno storie e vissuti travagliati simili ai loro e di cogliere da loro un messaggio di speranza e ottimismo: saper andare oltre le difficoltà e la malattia e portare a termine un progetto per sentirsi realizzati, non tanto sul palcoscenico, quando nella vita.

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I nostri ospiti in questi giorni sono impegnati a tifare la nazionale italiana alla Dream World Cup 2018 (in programma sino a mercoledì 16 al Palazzetto di viale Tiziano a Roma), la II^ edizione del campionato del mondo di futsal per pazienti psichiatrici.
Un evento di valore sportivo, civile e sociale con nove nazioni protagoniste e oltre 140 pazienti psichiatrici per promuovere il calcio come strumento di riabilitazione psichiatrica.
Sono oltre 200 le organizzazioni coinvolte tra associazioni sportive, strutture sanitarie e centri di salute mentale di tutto il mondo.
La manifestazione è organizzata con il contributo della FIGC e con il patrocinio del CONI, del Comune di Roma e delle Ambasciate di Giappone, Cile e Argentina.
Si tratta della seconda edizione del Mondiale, che fa seguito a quella organizzata nel 2016 in Giappone e che viene ospitata dall’Italia nel quarantesimo anniversario della Legge Basaglia.

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Compie 40 anni la Legge Basaglia.
Franco Basaglia, psichiatra e neurologo, ha osato vedere oltre lo stigma del disturbo psichiatrico, ponendo al centro delle sue azioni il malato e non la malattia e riformando così il sistema sanitario psichiatrico italiano.
A Colle Cesarano cerchiamo ogni giorno di portare avanti la sua preziosa eredità, dedicandoci ai nostri ospiti con cura e professionalità.
Il nostro sforzo si focalizza sul tentativo di modificare una mentalità medicalizzata della gestione del paziente psichiatrico, passando da un approccio sanitario ad un approccio terapeutico e aprendo così la struttura a numerose iniziative di riabilitazione.

Il paziente a Colle Cesarano non è un malato da curare, ma  una persona da recuperare che sta al centro di un ampio sistema coordinato.

Ciò significa una poliedricità di approcci integrati che rivolge l’attenzione agli aspetti psicologici, sociali e familiari dell’individuo, fra loro interagenti e in grado di influenzare l’evoluzione della malattia.

Si tratta “di un modello dove l’aspetto medico più stigmatizzante è minore rispetto agli aspetti sociali, riabilitativi,  psicoeducativi”, precisa la dott.ssa Giovanna Raimondo, responsabile medico Sanitario dell’Area Psichiatria di Colle Cesarano. Numerose sono le figure professionali che operano al centro: tecnici di psicologia e della riabilitazione, psicologi, psichiatri, medici, infermieri, operatori socio sanitari che vivono la struttura in maniera completamente diversa: “il camice che normalmente è il simbolo della malattia, dell’ospedale, della cura, viene portato soltanto nel reparto di acuti, dove l’assistenza medica è comunque alta. E questo ha cambiato moltissimo anche la sensazione del paziente nel sentirsi trattato non come un malato”, aggiunge la dott.ssa Daniela Ruggiero, responsabile di tutte le attività di psicologia e di riabilitazione di Colle Cesarano. Nel concreto, gli ospiti delle varie strutture Residenziali Psichiatriche del Centro di Tivoli – caratterizzati da uno status psicopatologico consolidato, a volte con una lunga storia di istituzionalizzazione alle spalle, da un vissuto di perdita dei legami affettivi, dei rapporti sociali e delle relazioni interpersonali– seguono interventi riabilitativi appropriati, personalizzati e contestualizzato all’interno di una rete di servizi che determina un miglioramento della qualità di vita e offre l’opportunità di neutralizzare o rallentare il processo di cronicizzazione.

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Nei pazienti psichiatrici l’anedonia è un sintomo molto diffuso: si tratta dell’incapacità di provare piacere e mettersi in gioco emotivamente.
In tali quadri clinici, l’arte in generale e la poesia in particolare, costituiscono vie d’elezione per provare a riaccendere nel paziente una scintilla emotiva che possa permettergli di rientrare in contatto con i propri vissuti e quindi col mondo circostante.
Ecco perché a Colle Cesarano, l’equipe sanitaria organizza periodicamente Laboratori di Espressione Poetica.
“Durante il laboratorio ci serviamo della poesia come mezzo di accesso diretto ai vissuti emotivi.  Versi e metafore permettono difatti di oltrepassare le “barriere cognitive” che organizzano le esperienze umane, rendendo possibile un contatto diretto con le sensazioni e i sentimenti connessi alle vicende narrate”, spiega Alessandro Uselli, responsabile del progetto.
“Il nostro intento è quello di mettere in contatto i pazienti con le proprie emozioni e i propri sentimenti, riconoscerli e rispettarli anche nell’altro fino a trovare un punto di accettazione e condivisione attraverso il processo creativo.” prosegue l’esperto.
Nel concreto, ad ogni sessione, gli operatori invitano i partecipanti a selezionare un argomento per il gruppo.
Per l’argomento scelto (ad es. l’amore, la sofferenza, i figli, la natura) vengono selezionate poesie ed aforismi tramite raccolte monografiche e ricerca sul web.
Iniziato il gruppo, si propone ai partecipanti un brainstorming sull’argomento scelto: riflessioni, opinioni, vissuti personali.
Successivamente, si inizia a leggere e a commentare le poesie e gli aforismi sull’argomento.
L’ultima fase del gruppo prevede un ulteriore momento di riflessione in cui si prova a stimolare i partecipanti a offrire nuovi punti di vista sulla scorta di quanto letto, e a produrre a loro volta brevi componimenti poetici sull’argomento trattato.
In sintesi ecco i principali obiettivi del laboratorio:

• Sviluppare le capacità individuali di contatto con se stessi, con l’ambiente circostante e con gli altri;
• Sviluppare le potenzialità creative.
• Attivare l’ autostima e  la fiducia in se stessi.
• Migliorare la capacità espressiva, di relazione e la collaborazione con il gruppo;
• Migliorare la concentrazione e la capacità di apprendimento.

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Un pranzo in riva al mare, una scampagnata fuori porta, un pomeriggio al cinema o la visita ad una mostra.
Sono solo alcune delle numerose attività ricreative che proponiamo a Colle Cesarano, attraverso le settimanali uscite di gruppo che coinvolgono pazienti e operatori.

La Struttura Residenziale Socio Riabilitativa ha infatti tra i propri programmi riabilitativi tutta una serie di occupazioni che portano il paziente a mettersi in relazione con “l’altro” e ad interagire con chi vive al di fuori dei “confini” della struttura e che favoriscano il reinserimento sociale

L’intera èquipe terapeutica è impegnata a programmare per gli ospiti tutta una serie di attività ricreativo – culturali che stimolino la dimensione del fare, l’interesse e la curiosità verso il mondo esterno, che favoriscano la comunicazione con l’ambiente sociale, che promuovano le interazioni, coinvolgendo il territorio circostante.

Le uscite in gruppo hanno come obiettivo la possibilità di offrire al paziente uno spazio individuale/di gruppo esterno e pur protetto, dove ‘giocare’ e modulare la relazione con l’operatore e gli altri ospiti della comunità  per provare a rispondere ad alcuni bisogni: quello di sperimentarsi, di proporre contenuti personali (emozioni, vissuti, aspettative, ansie e paure…), di ‘affrancarsi’ per qualche momento dalla fatica della convivenza con gli altri, di introdurre spunti di autonomia o, al contrario, di concedersi uno spazio di condivisione con gli altri ospiti in un contesto “diverso” dalla comunità terapeutica
Tra gli obiettivi promossi, anche quelli di promuovere e migliorare le relazioni interpersonali tra gli ospiti della comunità, fornendo loro la possibilità di condividere esperienze, informazioni culturali, emozioni, attività di gruppo. Ma anche favorire l’autonomia personale del singolo, il senso di appartenenza ad un gruppo, imparare a gestire il tempo e gli spazi in un contesto “altro” rispetto a quello della comunità.

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Al via il primo appuntamento di “LIBERA – MENTE NELLA NATURA”, incontri teorici in preparazione al laboratorio di ORTO E GIARDINAGGIO.
Oggi e la prossima settimana, gli ospiti potranno usufruire di uno spazio in cui gli operatori, oltre a presentare l’attività, promuoveranno attraverso delle immagini una riflessione sulle analogie che legano le piante e il lavoro dell’orto alla vita dell’essere umano, ai meccanismi della comunità terapeutica e alla relazione con il contesto.

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Se si parla di “reparto” (per quanto riguarda una struttura sanitaria) spesso saltano alla mente immagini di un luogo asettico, medicalizzato, chiuso e anonimo.
E invece, anche un reparto può diventare, non solo uno spazio fisico dove si viene curati perché affetti da una malattia, ma soprattutto un luogo dove si sviluppa una vita comunitaria fatta di condivisione e relazioni.
E’ quanto accade nella nostra Struttura, dove “L’attenzione al contesto e alle relazioni tra gli ospiti e tra loro e gli operatori comporta il riconoscimento di quanto il reparto sia una realtà ineliminabile fatta di rapporti fortemente connotati di emozionalità” – spiega la dottoressa Federica Esposito, tecnico di riabilitazione di Colle Cesarano – “Diviene, quindi, centrale chiedersi se nel complesso divenire delle relazioni quotidiane, gli ospiti siano capaci d’influenzarsi positivamente e in modo reciproco creando un ambiente curante” specifica la dottoressa.
Il gruppo di reparto, così come le altre attività organizzate a Colle Cesarano, mira dunque a contrastare la chiusura psicotica e l’isolamento relazionale che caratterizzano la maggior parte degli ospiti e si pone non solo come spazio di comunicazione tra la struttura e i pazienti, ma soprattutto come il luogo entro cui la vita comunitaria diventa oggetto di riflessione e condivisione
“Obiettivo è imparare a tollerare lo stare insieme all’interno di un clima costruttivo di confronto su quanto caratterizza le giornate all’interno del reparto” – prosegue l’esperta –“Esporsi all’interno di un gruppo, rispetto a specifiche tematiche proposte dagli ospiti o suggerite da quanto accaduto durante la settimana, consente l’acquisizione di un senso di responsabilità rispetto alle proprie opinioni, la possibilità di accostarsi alla propria storia personale attraverso le reazioni agli eventi della vita nel reparto, a dissipare sospettosità e diffidenze nei confronti degli altri ospiti e degli operatori, di conoscersi e ridurre l’ansia della convivenza, dando la possibilità di raccontarsi rispetto alle proprie preoccupazioni” conclude la Esposito.

La riflessione sulla reazione e il comportamento di ciascuno degli ospiti, che vive e interagisce nel reparto e con il reparto, consente, dunque, la nascita e lo sviluppo di uno spirito di cooperazione, generante sentimenti di fiducia, senso di amicizia, e appartenenza.
La possibilità di confrontarsi rispetto ai vissuti relativi alla loro permanenza nella struttura e il riappropriarsi di uno spazio sano di comunicazione porta anche favorire un miglioramento della compliance al trattamento, all’interno di un più ampio processo di (ri)costruzione di un senso all’esistenza.

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Pasqua è alle porte e da qualche giorno gli ospiti di Colle Cesarano si stanno dedicando alla creazioni di piccole decorazioni artigianali per allestire a tema i reparti della Struttura. Un “albero di Pasqua” con delle uova appese, delle ghirlande di fiori sulle porte, dei bigliettini personalizzati per scambiarsi gli auguri…
Piccole e semplici creazioni fatte a mano che però assumono un grande significato dal punto di vista psico-emotivo.
“Trasformare lo “spazio anonimo” e “ subìto” della comunità in uno “spazio abitato” familiare e personalizzato” è molto importante per i nostri ospiti ­– spiega Alessandra Iannucci, responsabile del progetto di terapia occupazionale­– Personalizzare l’ambiente di vita, come le stanze, e curare attivamente gli spazi della comunità, ovvero gli spazi comuni, favorisce, infatti, nel paziente il controllo e il senso di appropriazione dello spazio quotidiano” precisa l’esperta. “La creazione di oggetti artigianali specifici può essere utile, inoltre per la scansione del tempo e delle ricorrenze e festività, come quelle pasquali appunto.” Conclude

La realizzazione del progetto prevede un approccio concertativo-partecipativo, nel quale le attività non vengono solamente proposte dall’équipe curante, ma anche selezionate e graduate attentamente secondo i bisogni e i desideri degli utenti.

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L’arrivo della primavera si fa sentire anche a Colle Cesarano!

Con il bel tempo e le temperature più miti, gli ospiti della Struttura potranno tornare a dedicarsi al laboratorio di orto e giardinaggio, che partirà dal mese di Aprile e rientra nelle numerose attività riabilitative proposte ai pazienti delle varie comunità presenti a Colle Cesarano.

Nei percorsi di riabilitazione che vengono offerti a Colle Cesarano, viene sottolineata l’importanza di uno spazio verde o un giardino non solo vissuto come spazio estetico di abbellimento per la vista, ma come palestra educativa e terapeutica per la mente.
“Dalla semina al raccolto sono presenti l’impegno, la pazienza, il sacrificio; azioni che portate avanti da colui che se ne prende cura fanno dell’orto uno spazio che parla di vita, di trasformazione e di speranza… di autostima” precisa il dott Bernacchia dell’equipe sanitaria della Struttura Socio Sanitaria Residenziale h24.

“Con il laboratorio di orto e giardinaggio l’idea è quella di offrire ai nostri ospiti un’attività dove la coltivazione di un orto non sia un modo di impiegare il tempo quanto piuttosto un laboratorio dove la sinergia con altri ospiti di altre comunità si esplichi attraverso una forma di terapia che la natura è capace di offrire – spiega la dott.sa Cluadia Felici, responsabile del progetto– Lo scopo è quello di potenziare l’investimento personale in un’attività dove l’impegno, la pazienza e la costanza, la riflessione su se stessi (aspetti spesso compromessi nel disagio psichico) possono trovare l’opportunità di implementarsi attraverso una funzione simbolica della vita che l’orto, come luogo delle emozioni, della forza, della pace e della tranquillità, è in grado di offrire.” Conclude l’esperta

Riassumendo, gli obiettivi principali del progetto che da Aprile a Ottobre i pazienti di Colle Cesarano seguiranno settimanalmente:
•    Aumentare il senso di controllo percepito sul proprio disagio
•    Promuovere il confronto, la collaborazione e la connessione emotiva con altri compagni di percorso
•    Stimolare la creatività e le capacità di astrazione a livello simbolico -esperienziale
•    Potenziare l’impegno, l’investimento e il senso di responsabilità nei confronti di un’attività condivisa
•    Offrire un setting dove poter interiorizzare il cambiamento attraverso la correlazione tra la pianta come simbolo della vita e l’essere umano
Nel concreto l’attività si svolgerà in due momenti differenti:
– Preparazione: Due incontri preliminari durante i quali gli ospiti potranno usufruire di uno spazio in cui alcuni operatori, oltre a presentare l’attività, promoveranno attraverso delle immagini una riflessione sulle analogie che legano le piante e il lavoro dell’orto alla vita dell’essere umano, ai meccanismi della comunità terapeutica e alla relazione con il contesto.
– Attivazione pratica: la piantagione delle verdure secondo uno schema condiviso con gli ospiti negli incontri di preparazione.
Una fase di monitoraggio sarà poi costante nel determinare il più possibile una buona riuscita delle attività. L’orto verrà seguito poi durante il periodo estivo da gli ospiti delle diverse comunità di “Colle Cesarano” secondo una turnazione di due giorni a settimana ciascuno.

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Nuovo appuntamento per i nostri ospiti!
Tra le numerose attività proposte dall’equipe sanitaria ora ha fatto il suo ingresso anche il laboratorio chiamato “Emozioni in musica”.
 “Un momento in cui l’incontro con l’altro e con se stessi si concretizza attraverso la musica” spiega il dott. Francesco Bernacchia, tecnico di psicologia di Colle Cesarano.

Nel viaggio tra le melodie che le sette note hanno nel tempo saputo regalare all’essere umano, i pazienti di Colle Cesarano possono rivivere ricordi, coltivare passioni ma soprattutto esprimere se stessi.
“Con il canto, o anche solo l’ascolto, di canzoni o suoni, i nostri ospiti riescono a “sentire” le proprie emozioni… gioia, dolore, allegria, tristezza – spiega il dott. Paolo Squillante psicologo di Colle Cesarano –“Questo è estremamente importante per chi soffre di patologie psichiatriche poiché spesso ha difficoltà a riconoscere gli stati emotivi interni” specifica l’esperto.

Non c’è antagonismo, non c’è competizione, non ci sono giudizi per le “improvvisazioni spontanee” che gli ospiti di Colle Cesarano sono chiamati a fare, durante gli incontri proposti settimanalmente.

“Attraverso il canto libero, i nostri ospiti si mettono in gioco veramente motivati dalla volontà di esprimere la propria gioia o il proprio dolore, attraverso la scelta di una canzone lasciano andare emozioni represse che aspettano di essere liberate”
– precisa la dott.ssa Francesca Nardi, psicologa di Colle Cesarano – “se poi il canto è condiviso, la sintonia rende vicini emotivamente.”

Ogni canzone scelta dagli ospiti riesce ad esprimere e ad ascoltare il vissuto di ognuno di loro e nella malinconia spesso presente di fronte allo scorrere del tempo, anche l’applauso rappresenta un invito a proseguire nella musica come nella vita.

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